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Cattiva influenza

novembre 5, 2009

Ieri sera a Porta a Porta, ho sentito Ferruccio “vice ministro a vita” Fazio sostenere che l’alta incidenza della nuova influenza a Napoli è dovuta a “situazioni di promiscuità e a condizioni climatiche particolari”. Non sono un medico e non conosco Napoli e il suo clima così a fondo, ma non ci vogliono né Barnard né Pulcinella per affermare che la spiegazione di Fazio è sia priva di senso che, soprattutto, priva di fondamento scientifico. Comprendo che un buon politico non possa mai tentennare di fronte all’opinione pubblica, ma a volte un sano “stiamo ancora approfondendo l’argomento, vi terremo aggiornati”, non guasterebbe affatto. Il problema è che la popolazione (io per primo) vive riguardo a questa influenza uno stato di smarrimento totale: che tipo di malattia abbiamo di fronte? E’ giusto vaccinarsi? Si possono mandare i bambini a scuola con tranquillità? Perché a Napoli e in Campania c’è stata una concentrazione di casi maggiore che nel resto d’Italia? Tutte domande a cui, fin ora, si è risposto con una dose massiccia di ambiguità. A sentire i telegiornali e a sfogliare i quotidiani, infatti, sembra di avere a che fare con un bollettino di guerra: ospedali presi d’assalto, ricoveri d’urgenza, casi gravissimi e decessi in quantità. A sentire le istituzioni, invece, c’è da stare sereni perché l’H1N1 è un’influenza come tante, anzi addirittura più blanda della stagionale, anche se è necessario vaccinarsi. Quindi, sintetizzando i messaggi che quotidianamente riceviamo, sappiamo che: 1) l’influenza è blanda, ma il vaccino è fondamentale; 2) ha meno incidenza della stagionale, ma ha già causato quasi 30 morti; 3) causa complicazioni solo a soggetti già malati, ma sono decedute anche persone completamente sane. Insomma tutto e il contrario di tutto, con lo smarrimento che, fra la popolazione, aumenta comprensibilmente. Se poi a tutto questo, aggiungiamo che il viceministro della salute, cioè la persona incaricata di guidare l’Italia fuori dalla pandemia, sostiene con vigore che a Napoli si muore di più perché c’è un clima particolare e perché si vive in promiscuità, allora c’è da preoccuparsi ancor davvero: anziché il rigore scientifico, ai piani alti a farla da padrone è l’improvvisazione.

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