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Boccia, Bonino, Vendola e Amedeo Nazzari

gennaio 11, 2010

Bersani continua a ripetere da giorni di non preoccuparsi, che una strategia precisa c’è e che l’obiettivo è quello di “rendere più competitivo il centrosinistra”, creando alleanze larghe, per “fare meglio delle europee” (parole sue). Sarà, ma per ora la situazione, a tre mesi dal voto regionale, per il Partito Democratico è talmente ingarbugliata da far venir voglia di lasciar perdere. Data per persa la Lombardia, per cui non vale la pena spendere neppure tanto tempo, c’è da trovare qualche temerario che sfidi in Veneto il “mitico” ministro leghista Luca Zaia. Sarà perché le possibilità di vittoria in questa regione sono pari a zero, ma appena il tema della candidatura veneta arriva all’ordine del giorno nelle riunioni del vertice democratico, scappano tutti fingendo di avere qualcosa di importantissimo da fare (i bambini da prendere a catechismo, il sugo sul fuoco, il progetto di una nuova bicamerale con Berlusconi), oppure gridando in preda a crisi mistiche. L’unica soluzione sarebbe legarli tutti alle sedie. In Umbria, storica regione rossa, è scontro fratricida fra l’ex tesoriere del partito Agostini e la presidente uscente Lorenzetti. Il tentativo è quello di perdere per la prima volta pure lì. Nelle Marche non dovrebbero esserci problemi, ma per non sapere né leggere, né scrivere, si cerca comunque l’alleanza con l’Udc (hai visto mai che i voti dei nostri amici “moderati” risultino in fine decisivi). In Calabria invece, per decidere il candidato presidente ci saranno le primarie allargate a tutto il centrosinistra il prossimo 17 gennaio. O forse no. Stanno ancora decidendo il da farsi. Gli elettori del centrosinistra calabrese sperano che una risposta arrivi entro il 21 marzo. Nel Lazio si potrebbe appoggiare la Bonino, ma sostenere una radicale nella regione del Vaticano potrebbe far incazzare il Papa, che mobilitando Bertone e Ruini, costringerebbe Casini a tornare nel centrodestra, compromettendo l’alleanza con i centristi per le prossime politiche, unica speranza di vittoria. In Campania invece il candidato non c’è e non ci sarà mai. Forse, fanno sapere dalla direzione del PD, verrà scelto due o tre giorni prima della consultazione un giovane della primavera da lanciare in campo, per farlo abituare al risultato che vedrà più spesso nella sua vita: la sconfitta. Meglio di tutti stanno gli elettori del centrosinistra pugliese. Loro di candidati fra cui scegliere ne hanno addirittura due: Boccia e Vendola. Da prassi, sarebbe stato più giusto appoggiare quest’ultimo: governatore uscente, capace di vincere da sfavoritissimo nel 2005 e che ha ottenuto anche qualche risultato soddisfacente alla guida della regione. Peccato però che Vendola si ostini ancora ed essere gay (ebbene sì, esiste ancora gente così nel 2010, guarda te come siamo ridotti!) e appoggiarlo significherebbe dimenticarsi dell’alleanza con i centristi e senza di loro in Puglia non si vince. E allora vai con Boccia, che piace a Casini e che potrebbe addirittura perdere con onore. Insomma, sono passati nove anni, e tanti diversi leader, da quel famoso sketch di Corrado Guzzanti/Walter Veltroni impegnato, insieme a Livia Turco, nella scelta del candidato a Presidente del Consiglio del centrosinistra per le politiche del 2001. Eppure, la nostra situazione è paradossale esattamente come lo era allora. Anzi, forse anche di più.

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