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La vera “macchia indelebile”

gennaio 21, 2010

“Il processo breve resterà una macchia indelebile”, ha tuonato ieri Bersani subito dopo l’approvazione dell’ennesima nefandezza berlusconiana in Senato. Che l’ultimo capolavoro di Ghedini e company per salvare il premier sia una zozzeria unica nel suo genere siamo tutti d’accordo e credo sia inutile anche starlo a spiegare. Ogni italiano di buon senso sa bene quanti e quali sconvolgimenti possa portare una norma simile al già traballante sistema giudiziario nostrano. Dalla giornata di ieri tuttavia, oltre all’approvazione della trecentesima legge ad personam in tre governi, è giunto anche un messaggio inequivocabile per il Partito Democratico: smetterla con l’insulsa idea di trattare con Berlusconi sulle riforme. Il motivo è sempre lo stesso da quindici anni a questa parte: è impossibile scendere a patti per migliorare il paese con chi del paese non gliene importa nulla, ma pensa esclusivamente ad evitare la galera. Non è difficile da capire. Eppure ad ogni passaggio, ad ogni tentativo di intavolare una minima riforma, anche dei regolamenti condominiali, il teatrino è sempre lo stesso: la destra dichiara di voler partire da un disegno comune pensato con l’opposizione, che abbocca prontamente, per poi approvare in trentadue secondi una legge ad uso e consumo degli interessi del premier. E giù lacrime di coccodrillo, dichiarazioni di fuoco e allarmi per l’imminente predisposizione del regime. Ma come si può, mi chiedo, sedersi al tavolo da gioco con un baro, giocarci per quindici anni, sapendo perfettamente anche i trucchi che usa e poi lamentarsi che bara? Il processo breve resterà pure una macchia indelebile nella nostra storia, come dice Bersani, ma una macchia indelebile resteranno anche gli innumerevoli tentativi del centrosinistra di istituzionalizzare (non so se è italiano, se non lo è, perdonatemi) Berlusconi, di trattarlo come un avversario qualunque e di vederlo addirittura come interlocutore per le riforme. Dalla eleggibilità garantita da Violante a nome di tutto il centrosinistra nel 1994, al patto di non belligeranza sul conflitto di interessi, passando per la bicamerale di D’Alema, fino alla nuova fase costituente prefigurata dallo stesso D’Alema qualche giorno fa. Ma per quanto tempo ancora la sinistra italiana continuerà a contribuire attivamente al salvataggio del premier?

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2 commenti leave one →
  1. Luca permalink
    gennaio 21, 2010 20:40

    Non fa una piega!

  2. sim0n3 permalink*
    gennaio 21, 2010 20:41

    Purtroppo 😦

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