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Viva l’Italia

febbraio 12, 2010

Il terremoto inizia a distruggere la loro città il 14 dicembre 2008 e completa l’opera il 6 aprile 2009. In mezzo circa 120 giorni e 200 scosse più o meno forti, tutte distintamente avvertite dalla popolazione, senza che nessuno muova un dito per prevenire un’eventuale fenomeno di forte intensità. Tredici anni prima di quel 6 aprile, nel 1996, alcuni sismologi scoprono che il suolo aquilano, a causa della sua conformazione fisica, può amplificare la potenza di un terremoto di quasi 10 volte. Nessuno, di fronte ad uno sciame sismico di tale portata, si degna di avvertire i cittadini del pericolo. Già a seguito del sisma del 1703, i Borboni proibiscono di costruire nella zona di Pettino, risultata la più danneggiata da quell’evento. Nonostante nel corso degli anni, grazie alla scienza, si riesce ad appurare che tale zona sorge su una faglia sismica attiva, si è permesso di ripopolarla. Neanche a dirlo il quartiere di Pettino è il più danneggiato anche dal sisma dell’aprile scorso. Il 31 marzo, in pieno sciame sismico, una relazione della Commissione Grandi Rischi tranquillizza gli abitanti, sostenendo che il verificarsi di una scossa potenzialmente distruttiva è poco probabile. Una settimana dopo la città è in macerie. No, fossi stato anch’io lì, fra gli aquilani, probabilmente non avrei retto ad una tale serie di colpi bassi. Ma non bastasse tutto questo, non bastasse la sensazione orribile di essere stati mandati a morire, la situazione post-sisma è quasi peggiore. Il piano di ricostruzione delle abitazioni (il celeberrimo piano C.A.S.E.) procede a rilento ed assomiglia giorno dopo giorno, nonostante quello che cercano di farci ingoiare i media, ad un flop clamoroso. L’ultimo affronto però gli aquilani proprio non se lo meritano. Non solo chi doveva proteggerli non lo ha fatto e chi non si doveva dimenticare di loro e delle loro storie si è immancabilmente dimenticato. C’è anche chi, mentre loro lottavano fra polvere e sassi per sopravvivere, gli rideva dietro, pensando al suo piccolo e fottuto orticello. Viva l’Italia.

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5 commenti leave one →
  1. Antonio Pagano permalink
    febbraio 13, 2010 07:15

    Tutte balle. I Borboni sono arrivati nel 1734, non nel 1703.

  2. sim0n3 permalink*
    febbraio 13, 2010 12:35

    E quindi? Scusa Antonio, ma io non ho scritto che i Borboni sono arrivati nel 1703. Ho scritto che fin da quei tempi tutti erano a conoscenza della pericolosità della zona di Pettino e che per questo i Borboni proibirono di popolarla. Tutto qui. Sei liberissimo di pensare che quello che ho scritto siano tutte balle, però almeno prima leggi bene…

  3. lamberto permalink
    febbraio 13, 2010 16:52

    Dai antonio pagano, confessa, sei Bertolaso!!!

  4. emi permalink
    febbraio 14, 2010 15:23

    Forse Antonio era ironico: dire tutte balle tranne la data sui Borboni è come dire hai detto la sacrosanta verità e chi la pensa diversamente può solo attaccarsi all’inesattezza della data sui Borboni (se è sbagliata davvero, io lo ignoro!)
    Ciao Simone.

  5. sim0n3 permalink*
    febbraio 14, 2010 21:43

    Ciao Emi! Bentrovata! Alla fine secondo me ha ragione Lamberto, Antonio Pagano in realtà è Bertolaso sotto mentite spoglie…

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