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La morte impunita di Verbano e le idee confuse di Alemanno

febbraio 22, 2010

Trent’anni fa, un commando fascista uccideva a colpi di pistola Valerio Verbano, 19 anni, militante del Collettivo Autonomo Valmelaina. Il nome e il volto degli assassini, come per tante (probabilmente troppe) altre morti violente degli anni di piombo, è ancora sconosciuto, nonostante l’impegno della mamma di Valerio e le tante belle parole spese dai politici di turno. Fa male constatare come la distanza dalla giustizia si faccia, anno dopo anno, sempre più siderale. E fa ancora più male vedere come la morte di Valerio sia tutt’ora “utilizzata” a scopi meramente propagandistici. Qualche giorno fa, con uno slancio tanto appassionato quanto poco richiesto, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha proposto di intitolare a Valerio una via. Iniziativa lodevole. Peccato però che la via già esiste, si trova nel Parco delle Valli ed è stata inaugurata da Veltroni tre anni fa. Ma la gaffe, pur terribile, del sindaco è il male minore. La famiglia di Valerio, i suoi compagni di lotta di allora e tutte le persone che hanno a cuore la giustizia, hanno bisogno di verità non di onorificenze. Perché in fondo, la questione è anche abbastanza semplice. Vogliamo soltanto sapere, trent’anni dopo la sua morte, chi ha ucciso Valerio Verbano.

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