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Ma di cosa ci meravigliamo?

marzo 6, 2010

Credevate davvero che Berlusconi avrebbe lasciato il Pdl fuori dalle schede elettorali della provincia di Roma? Che avrebbe lasciato Formigoni fuori dalla corsa per la presidenza della Lombardia? Oppure che si sarebbe scusato a nome del suo partito per il pasticcio e avrebbe garantito il rispetto delle regole? Forse in un film di fantascienza. Nella realtà invece era tutto ampiamente deciso da tempo e ce lo avevano detto. “Siamo pronti a tutto”, tuonava appena due giorni fa La Russa e per fortuna che in quel “tutto” c’è solo l’ennesima robaccia ad uso e consumo di chi ci governa, perché obiettivamente poteva andarci anche molto peggio. Oggi gridiamo al golpe, alla morte della democrazia, aggiorniamo l’elenco delle porcate e ci disperiamo perché ci rendiamo conto di vivere nel regno di un tizio che fa il bello e il cattivo tempo e che calpesta le istituzioni. Tutto giustissimo, per carità. Ma sono 16 anni che va avanti così, che la storia si ripete esattamente uguale a se stessa. La possibilità di governare, per ben tre volte in tutto questo tempo, a Berlusconi l’hanno data gli elettori, votandolo e rivotandolo ad ogni consultazione. Alla maggioranza degli italiani questo paese sta bene così, mettiamocelo in testa. E se anche una speranza di sensibilizzare parte della popolazione la si poteva creare, l’abbiamo buttata via nel trito e ritrito ritornello del “tanto rossi e neri so’ tutti uguali”. Chi strilla di più oggi, sono proprio coloro che hanno contribuito al rafforzamento del potere berlusconiano fagocitando l’antipolitica e allontanando gli elettori dal voto, che invece è la sola arma a disposizione di chi vuole cambiare le cose. Se decidiamo però di non utilizzarla perché Berlusconi è un impresentabile corrotto e corruttore, ma gli altri sono troppo di centro, troppo di sinistra, troppo clericali, troppo anticlericali, stanno troppo zitti o parlano troppo, allora non lamentiamoci se poi, una volta al governo, l’impresentabile si comporta da impresentabile. Perché è il minimo che ci si può aspettare.

Queste due cosette che ho scritto sono anche su Lettera 21, il magazine dei Giovani Democratici di Roma.

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