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La fenomenologia del palo

marzo 28, 2010

Quante volte vi hanno raccontato che i pali di una porta sono “democratici” perché non guardano in faccia a nessuno e favoriscono grandi e piccole squadre allo stesso modo? Da quando è nato il calcio questa storiella viene ripetuta in continuazione. Il palo, infatti, così come la traversa, viene considerato l’elemento più casuale del gioco, quello che scatena in chi lo colpisce rabbia e impotenza, perché in fin dei conti impattare proprio quella manciata di centimetri, anziché centrare i ben più invitanti 7,32 metri di porta, è ingiusto e sconfortante. Peccato però che siano tutte balle. Il palo di una porta è dotato di un’anima e di una vita propria. Non sta lì fermo, come pensano tutti, a prendersi pallonate e parolacce. Decide se e quando intervenire, chi far vincere e chi far perdere. Insomma, è la longa manus del “Dio del Pallone” sul terreno verde di gioco. Lo so cosa state pensando: questo si è definitivamente bevuto il cervello. Basta però guardare quello che è accaduto ieri sera, per avere l’ennesima riprova della veridicità di questa mia bislacca teoria. Novantacinquesimo minuto di una partita incredibile: la Roma è avanti 2-1, ha subìto un gol non regolare e si è vista negare un rigore che avrebbe ucciso la partita poco dopo il novantesimo. L’Inter ci prova con veemenza e tenta l’ennesimo scippo della sua nuova carriera da Juventus dei tempi migliori. Chivu lancia verso l’area, doppio scambio Milito-Sneijder e l’attaccante argentino si trova solo davanti al portiere. Il tiro di collo esterno è perfetto e sta entrando in rete alla destra del portiere in uscita. La curva interista è pronta ad esultare, i giocatori in maglia a righe stanno per alzare le braccia al cielo perché il gol è ormai fatto, quando il palo decide che no, non può finire così. E allora si sposta, fisicamente intendo non metaforicamente, restringendo la porta e respingendo la palla lontano, lontanissimo. Siete liberi di non crederci, di pensare che la mia sia una semplice allucinazione da tifoso, ma vi giuro che non è così. Io l’ho visto quel palo spostarsi verso sinistra, l’ho visto respingere la palla con un mezzo sorriso, anche un po’ beffardo. Per questo da ieri sera al palo come puro elemento del gioco, come appendice democratica della porta non ci credo più.

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2 commenti leave one →
  1. Luca permalink
    marzo 28, 2010 21:59

    Mammamia prof, sei in grandissima forma! Hai mai pensato di farlo per mestiere (intendo scrivere)? 🙂

  2. sim0n3 permalink*
    marzo 29, 2010 08:29

    Mah, non so. Ci penso. 🙂

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