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Quando a sorprendere è la normalità

maggio 3, 2010

Leggo un po’ dappertutto, che ieri sera Lazio e Inter hanno scritto l’ennesima brutta pagina del calcio italiano, l’ennesima malefatta di cui vergognarsi davanti agli osservatori stranieri. Giuro, ma non riesco a comprendere questa levata di scudi. Non capisco dov’erano gli indignati di oggi quando la Juve sottraeva campionati a ripetizione, o quando l’Inter nel 2008 vinceva lo scudetto con aiuti arbitrali imbarazzanti. Qualcuno credeva veramente che la Lazio avrebbe giocato una partita vera? Qualcuno credeva veramente che avrebbe tolto punti all’Inter? Quanto accaduto ieri all’Olimpico è parte integrante del nostro campionato e se una società come la Roma, che è fuori dal giro del potere, vuole vincere qualcosa di importante deve essere più forte anche di questo. Punto e basta. D’altra parte, quanti altri esempi ci sono, anche in questa stessa stagione, di squadre che regalano punti e falsano la competizione? Si prenda il Cagliari, ad esempio. Ha raggiunto quota quaranta, quella della salvezza, più o meno a fine febbraio e da lì ha iniziato a perdere con ogni avversario possibile ed immaginabile. Oppure si pensi alla Sampdoria, la squadra che sta decidendo questo campionato. Contro l’Inter in doppia superiorità numerica ha smesso di giocare per paura di indispettire chi detiene il potere, con noi si è giocata la partita della vita per fare un favore a chi detiene il potere. Ecco, la pecionata della Lazio si inquadra perfettamente in questo clima. E allora oggi, chi se la prende con i giocatori e con i tifosi biancocelesti è come lo stolto che invece della luna guarda il dito. Questo è il nostro calcio: o si ha la forza di protestare civilmente (magari cancellando gli abbonamenti a stadi e tv) oppure lo si accetta così com’è. Senza scandalizzarsi e senza farsi venire inutili attacchi di bile. Per quanto riguarda la contrapposizione fra noi e i laziali, invece, c’è ben poco da dire. Li guardo e molto spesso mi fanno tenerezza. Stanno vivendo una sconfitta della loro squadra come il solo momento di gioia di una stagione. Basta questo a delimitare i confini della questione.

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2 commenti leave one →
  1. stefano permalink
    maggio 3, 2010 12:52

    Concordo su tutto, tranne che la Roma è fuori dai giochi di potere. Insomma la Sensi è vicepresidente vicario della Lega dal 2006. Può sempre rassegnare le dimissioni se vuole fare la sua battaglia.

  2. sim0n3 permalink*
    maggio 3, 2010 12:56

    Con fuori dai giochi di potere intendo che la Roma ha sempre avuto meno soldi e meno agganci politici delle altre “grandi” del calcio italiano. Di certo la Sensi fa parte del ballo in federazione insieme agli altri…

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