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Barba e (pochi) capelli

maggio 11, 2010

Obiettivamente, cosa può esserci di meglio del ministro che si dimette per scoprire chi gli ha comprato la casa? Nel senso, cosa può esserci di più esilarante? Niente, direte voi. E niente pensavo anch’io. In realtà il governo del fare (ridere) ci ha sorpreso ancora una volta. Con il placet del Ministro per i beni culturali Sandro Bondi, la solita cricca dei Grandi Eventi ha piazzato un parrucchiere al restauro della Galleria degli Uffizi. Lo so, leggere una cosa simile all’inizio ha fatto effetto anche a me, ma occorre scendere nei particolari e non trarre conclusioni affrettate per comprendere meglio la scelta. Riccardo Micciché, l’uomo incaricato dei lavori, infatti, non è un parrucchiere qualunque, non è come il mio barbiere che a stento sa tenere in mano una macchinetta e che ha visto tre volte in vita sua un pettine (essendo completamente pelato), ma è uno dei maggiori esperti in “acconciature per uomini e donne, in manicure e pedicure” ed ha anche una significativa esperienza nel campo delle piante officinali. Insomma, l’uomo giusto al posto giusto. E pazienza se è già in odore di mafia da tempo e se il fratello Fabrizio è stato accusato, dai Carabinieri del Ros, di aver favorito la latitanza di Giovanni Brusca. A lui e al suo grande talento, Bondi e Bertolaso hanno messo nelle mani un appalto da ventinove milioni e mezzo di euro, mica bruscolini. Purtroppo la solita stampa comunista non ha compreso il significato del gesto ed ha fatto partite il classico linciaggio mediatico. C’è perfino chi, bolscevico fino al midollo, ha scritto che alla base della scelta del governo, potrebbe esserci uno scambio di favori fra la cricca della Protezione Civile e le cosche mafiose. Stolti, ecco cosa sono quelli che si permettono di scrivere nefandezze simili. La scelta è caduta su Micciché perché questo governo dell’amore ha sempre un occhio di riguardo per chi è in difficoltà. Pensate per un secondo a quali vantaggi la categoria dei parrucchieri, finita in cattive acque per via della crisi economica, possa godere nell’avere un proprio rappresentante al restauro di uno dei più conosciuti luoghi d’arte del paese, visitato da centinaia di migliaia di persone all’anno da tutto il modo. No, dico, pensateci. Ed ecco che, se vi concentrate molto, ma proprio molto, tutto si fa più chiaro. Forse.

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