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Aprire un dialogo con se stessi

giugno 13, 2010

Secondo Enrico Letta per uscire dalla situazione di isolamento e di sconfittismo cronico che il Pd vive nel nord del paese, c’è bisogno di aprire un dialogo con la Lega. Davvero un’idea coi fiocchi. Questa (illuminata) strategia, spiega il vicesegretario, non viene dal gruppo dirigente, bensì da noi elettori, ormai consapevoli che sopra Bologna non riusciamo a vincere più neppure un torneo di tressette. Ora, non so esattamente chi frequenti Letta, ma posso affermare con certezza che almeno fra gli elettori che conosco io, nessuno si è mai sognato di pensare alla Lega come interlocutore, né come fonte di preziosi consigli. Se i nostri dirigenti, già lontani anni luce dalla realtà confinati sulla loro nuvoletta, iniziano anche a farci pensare cose che non pensiamo c’è da preoccuparsi seriamente. Per uscire dalla situazione in cui ci troviamo, occorre smetterla di guardare gli altri chiunque essi siano. Occorre smetterla di cercare un simil-Berlusconi da contrapporre a Berlusconi e occorre smetterla di andare a sentire cosa hanno da insegnarci Borghezio e company sulla gestione del nord. L’unico dialogo che il Pd deve aprire è con se stesso e con i propri elettori. Allora, forse, ma forse forse, qualche risultato si inizierà a vedere.

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3 commenti leave one →
  1. sanbitter permalink
    giugno 13, 2010 17:11

    Simone concordo con Letta. Quando si beccano sconfitte si ha il dovere di scompaginare il campo. Ora che PDL ha fatto il pieno al Sud (campania calabria sicilia sardegna) sono loro che devono gestire le contraddizioni con la Lega. Il PD, di converso, le deve amplificare. Lega+PDL dominano il Nord. Grosso modo Lega 40 PDL 30 PD 30. Se io PD al nord scompagino la coalizione me la posso giocare ancora. Restando immobili perderemo sempre. Io propongo un pd con tre strategie. Argnare la Lega al centro. Attaccare il PDL al sud, facendo notare come le politiche per il sud vengano boicottate dalla Lega. Al nord, stimolare gli scontri di coalizione, che in questi tempi di vacche grasse (politicamente parlando, per loro) sono frequenti, per le spartizione di poltrone. Spingerli ad andare divisi alle elezioni, e in eventuali ballottaggi dove PDL e Lega sono in lizza (es. in Veneto), appoggiare la Lega.
    L’unico problema che vedo è che per fare questo occorrono tre leader nuovi, spregiudicati, in gamba. Io ne conosco uno. Hai due nomi?

  2. sim0n3 permalink*
    giugno 13, 2010 19:32

    Politicamente parlando è un ragionamento che non fa una piega. Però ti/mi domando: cosa c’entra la Lega con noi? Su quali basi iniziare un confronto? Che prezzo finiremo per pagare in termini di voti dialogando, o peggio, appoggiando la Lega? Per me è un gioco che non vale la classica candela. Per quanto riguarda i dirigenti spregiudicati e in gamba non ne conosco e non ne vedo neppure apparire nessuno all’orizzonte. Purtroppo.

  3. sanbitter permalink
    giugno 14, 2010 09:41

    Simone, un PD come lo propose un mese fa Prodi, ossia somma di federazioni territoriali, è forse quello che farebbe al caso nostro. In particolare il PD-nord avrebbe la possibilità di dialogare la Lega su questioni locali (esempio il federalismo è interesse anche della sinistra, la difesa delle tradizioni locali è un tema di sinistra, l’ambiente e il lavoro non sono forse temi con cui ci sipossa confrontare con la Lega? chi vota lega è ceto popolare 100%, guai non avere l’ambizione di tenere contatti con costoro). Col tempo queste collaborazioni locali possono mettere in contraddizione l’alleanza PDL-lega e creare le premesse per un travaso di voti, che adesso sono cristalizzati nei campi opposti.
    Nel 96 prodi vinse in quanto conquistò seggi decisivi al Nord (in alcune zone piemonte e lombardia sud -PV, CR, MN la proporzione 40-30-30 è a favore del PD). Con lega-PDL divisi si conquistarono (nel 2000 mi pare)amministrazioni locali tipicamente di dx come VR, Monza, Meda, BG, BS che adesso ci sognamo.
    Certo bisogna elaborare nuove tattiche, che rimangano a livello locale senza intaccare più di tanto la politica nazionale, e personaggi nuovi che non siano riconosciuti come moloch. Guarda che volti nuovi ci sarebbero – non sono una moltitudine – bisogna valorizzarli e non coinvolgerli nelle sclerotiche battaglie di vertice.
    D’altra parte, la situazione è questa. Perso per perso bisogna osare l’impossibile.

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