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Boh

luglio 9, 2010

Un redivivo Walter Veltroni spiega al Sole 24 Ore quali sono, secondo lui, le prospettive future del Pd: “la fine del Novecento ha fatto da spartiacque storico. Il mondo è cambiato sotto i nostri occhi con grande rapidità. Sono cambiati i soggetti sociali. Io credo che il Partito democratico sia nato per esprimere la ricchezza di una cultura democratica che non è né la somma delle tradizioni ex comuniste ed ex democristiane, né l’assunzione tardiva di un’identità socialdemocratica che aveva un senso per i Ds, ma non più adesso”. Insomma, bisogna tagliare i ponti con il passato, ci spiega Walter. Giustissimo, perché per crescere occorre spostare lo sguardo altrove. Ma dove esattamente? W. su questo punto è chiaro: “oggi la politica è un luogo di adesione più che di appartenenza. L’alternativa non è tra partito liquido e solido, ma tra partito aperto e partito chiuso. Il Pd non può prendere una strada che lo porti a negare la sua originalità. Il Pd ha una sua peculiarità. Siamo una cosa diversa rispetto ai partiti socialisti e socialdemocratici. Non so dire se migliori o peggiori, ma siamo diversi”. Dunque, se ho capito bene, il Pd non c’entra nulla con le tradizioni del ‘900 né, tantomeno, con i partiti socialisti e socialdemocratici del nuovo millennio. Quindi, alla fine della fiera, ‘sto benedetto partito con che cazzo c’entra qualcosa? La domanda, ovviamente, è retorica. Per non essere da meno, una stronzata col botto ha voluto spararla anche Massimo D’Alema, almeno per mantenere la par condicio fra le correnti. Secondo Massimino, l’Italia spende poco in armamenti. Sì, avete capito bene, spende poco in armamenti. Non c’è bisogno di aumentare gli investimenti per migliorare la ricerca, ad esempio, ma per comprare aerei da caccia. Mica male. Giuro che certe volte mi domando da solo cosa ci faccio in un partito del genere. E la risposta è sempre un “boh” convinto.

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9 commenti leave one →
  1. Bob permalink
    luglio 9, 2010 16:56

    Simon, D’Alema era un incontro sulla difesa è normale che parlasse di questo. Soprattutto, non ha mai detto che la spesa per la difesa deve venire prima, o deve essere superiore a quella per la ricerca.

    Per il resto, purtroppo, al Pd non c’è alternativa. Dove vuoi andare a Sel, o a Rifondazione? Non partoriscono nulla di buono da un’eternità, sarebbe ancor di più tempo perso…

  2. sim0n3 permalink*
    luglio 9, 2010 17:51

    Bob d’accordo era un incontro sulla difesa, però da D’Alema mi aspetto qualcosina di diverso. Sul resto hai ragione. Al Pd non c’è alternativa. Questo, per ora, dobbiamo tenerci e far fruttare.

  3. Alternativo permalink
    luglio 9, 2010 19:25

    Non direi che al Pd non c’è alternativa.

    Direi che, se il Pd è un’alternativa a Berlusconi, allora a Berlusconi non c’è alternativa.

    Che ci fai in un partito del genere?

    Esatto, è quello che mi chiedo anch’io: ma come cavolo fai?????

  4. luglio 9, 2010 20:13

    ….Si, un partito che ha fatto il percorso che ha fatto, merita questi dirigenti. Uolter pur arrivando da una tradizione di serietà e rigore per lo studio dei processi politici e sociali, dimostra, nell’intervista una inadeguatezza totale. Forse da giovane funzionario del PCI anzichè frequentare le scuole di partito, marinava (faceva forca) per andare in qualche cinema dove trasmettevano delle non-stop.
    Scoprire l’acqua calda delle mutazioni sociali, e non preoccuparsi di individuare quello che avrebbe dovuto essere il blocco sociale di riferimento è assolutamente imperdonabile.
    E’ proprio in virtù di questa completa mancanza di progetto sociale che il PD salassa nei consensi. La Cultura democratica non esiste se non ci sono delle classi che in conflitto tra loro per una supremazia economica non arrivano a mediazioni che nel caso italiano ha permesso nel passato una crescita e una ridistribuzione .
    Una delle ragioni per cui in Italia la democrazia è a forte rischio è perchè mentre il blocco finanziario capitalistico ha ampie rappresentanze, i ceti che hanno subito trasformazioni sociali pesanti e che si collocano economicamente al di sotto delle medie non hanno alcun tipo di rappresentanza. La così detta sinistra Fed e SEL hanno sino ad ora dimostrato la completa sudditanza, nei momenti di gestione del potere, del PD.

  5. sim0n3 permalink*
    luglio 10, 2010 09:42

    @alternativo: al Pd non c’è alternativa nel senso che, in questo momento, il centrosinistra italiano si riduce soltanto al Pd (e probabilmente è un male). La sinistra radicale è morta e sepolta dal 1998, quando Bertinotti sciaguratamente fece cadere il primo governo Prodi, mentre l’Italia dei Valori è, per me, politicamente parlando l’altra faccia del Pdl e con la sinistra ha davvero poco a che fare. E’ per questo che cerco di farmi forza e di restare nel Pd, anche se spesso è complicatissimo. 🙂

    @Loris: sono d’accordo in parte. Più che essere privi di rappresentanza, i ceti medio bassi hanno cambiato rappresentanza negli ultimi venti anni. Prima c’era il Pci, il sindacato, la spesa alla Coop e i libri alla Rinascita. Ora c’è la Lega, Pontida e Roma Ladrona. O Silvio con i suoi miracoli.

  6. luglio 10, 2010 15:04

    @sim0n3
    L’interpretazione del partito secondo Max Weber e quelle poche righe del “Manifesto” di Marx ed Engels “BORGHESI E PROLETARI” sulla lotta di classe letti ovviamente in chiave
    scientifica e non ideologica, fa comprendere bene il ruolo dei partiti, indipendentemente dalle epoche e dai regimi.
    Smettiamola anche di pensare che il decadimento politico e culturale coincida con le scelte di Bertinotti. Sicuramente è iniziato in epoca post Berlinguer e le avvisaglie c’erano con lui ancora in vita. Quella che oggi viene chiamata sinistra radicale di fatto non è mai stata un partito di “lotta e di governo” come fu il PCI senza essere mai al governo.
    Ruolo di un partito della sinistra è stare dalla parte dei più deboli e di costruire un progetto di società in cui questi deboli si riconoscano. Trovo difficile coniugare le esigenze della confindustria con quelle degli operai, quelle delle agenzie interinali con i precari ecc…
    Berlusconi ha una scaletta che prevede prima di farsi rigorosamente i propri interessi, fare gli interessi dei poteri economici ed infine creare l’illusione con grandi fratelli veline e quant’altro che tutti possono raggiungere il successo, personale ed economico.

  7. sim0n3 permalink*
    luglio 11, 2010 19:45

    Aspetta Loris, io non ho detto che la crisi della sinistra è iniziata con la scelta di Bertinotti. Ho detto che quell’episodio è stato il preludio alla crisi elettorale della così detta “sinistra radicale”. E’ un dato di fatto. Quanto al ruolo di un partito di sinistra sono d’accordo con te: dovrebbe essere stare dalla parte dei più deboli. Non lo ha fatto il Pd in questi anni, ma non lo hanno fatto neppure Sel, Rifondazione o gli altri.

  8. luglio 11, 2010 20:54

    @sim0n3, il problema non è il farlo o meno, o farlo in maniera alternata. O si ha il progetto sociale e politico per essere il partito di riferimento di un blocco sociale oppure ti ritrovi un partito con i dirigenti dal pensiero “in libertà” .
    Per quanto concerne la così detta sinistra radicale (mi piace di più definirla extraparlamentare) questo progetto non sono in grado di elaborarlo e restena subalterni al PD.
    Ti invito a leggere il mio ultimo post, c’è una considerazione di Pelizzetti , che sintetizza estremamente bene la crisi di una certa sinistra.
    http://a-sinistra.blogspot.com/2010/07/acqua-bene-comune-ma-tengo-famiglia.html

  9. sim0n3 permalink*
    luglio 13, 2010 19:19

    Ho letto Loris. E sono d’accordo con le parole di Pelizzetti. La crisi della sinistra inizia lì e trova infatti il suo compimento ultimo nel secondo governo Prodi, che, pur facendo discretamente, non ha mantenuto tutto ciò che aveva promesso.

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