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E il Pd ci ricade

gennaio 18, 2011

Stavolta non c’è davvero bisogno di dire o fare nulla. Basta lasciarlo cuocere nel suo brodo, senza paventare spallate, avanzare richieste di dimissioni e robe varie. Ormai siamo giusti al capolinea della più ingloriosa storia che l’Italia repubblicana ricordi, se n’è accorto per primo proprio Berlusconi insieme al suo baraccone di guitti. La sola cosa da fuggire è il tuffo nel piatto ricco degli scoop da prima pagina, impegnando i mesi a venire nella lettura forsennata di intercettazioni e verbali e nella disquisizione sui problemi sentimentali, matrimoniali, sessuali e mentali di Silvio. Questo è il momento di parlare agli elettori, di far capire che se dall’altra parte della barricata c’è tutto lo schifo che i giornali riportano, di qua c’è un partito che ha in serbo un progetto serio per l’Italia di domani. Occhio quindi, a non (ri)cadere nel trappolone mediatico, come purtroppo mi sembra che molti esponenti del Pd stiano facendo, dando manforte a Berlusconi nell’attuazione dell’unico piano di salvataggio rimasto, quello preferito: atteggiarsi a martire dei magistrati comunisti. Sarebbe l’ennesimo tentativo da parte del gruppo dirigente del centrosinistra di resuscitare un uomo politico ormai finito.

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